Lei Journal
Ciò che resta non detto.
Ciò che vive dietro la luce.
Ci sono valori che emergono solo quando lo sguardo si posa su persone e spazi che custodiscono un centro silenzioso.
Lei Journal nasce da questa attenzione.
Attraverso l’idea giapponese di In Praise of Shadows, racconta persone, luoghi e modi di lavorare che prendono forma nell’ombra.
Un’intervista con Denis Guidone

Denis Guidone
Designer italiano. Dopo gli studi in architettura, lavora tra product e interior design.
Dopo anni a Milano, si trasferisce in Giappone, dove sviluppa una pratica progettuale tra due sensibilità, cercando forme capaci di evocare emozioni più che di descriverle.
Quando la luce è troppo forte, le cose si vedono troppo. Nell’ombra, invece, qualcosa appare più lentamente.
Non si tratta di vedere meno, ma di vedere in modo diverso. Di lasciare spazio al tempo, alla distanza, all’attesa.
Il designer italiano Denis Guidone ha incontrato in Giappone questa sensibilità. Una presenza discreta, che non si impone, ma resta.
L’incontro con Ozu

Sato: Qual è stato il tuo primo contatto con il Giappone?
Guidone: Avevo diciassette anni. Ho visto Tokyo Story di Yasujirō Ozu. Ricordo ancora il silenzio di quel film.
Sato: Cosa ti ha colpito di più?
Guidone: La posizione della camera. È molto bassa, come se fosse seduta su un tatami. Quasi immobile. Non osserva solo le persone, ma anche lo spazio intorno, il tempo che scorre.
Non cerca di spiegare. Rimane lì. Quella distanza mi è sembrata molto bella.
Sato: Come è proseguito quel primo interesse?
Guidone: Quando sono venuto in Giappone, sono andato a Kita-Kamakura, alla sua tomba. Non c’è il nome. Solo un ideogramma: “Mu”.
Sato: “Nulla”.
Guidone: Sì. Ma non è un vuoto come assenza. È qualcosa che rimane dopo aver tolto tutto il superfluo. In quel momento ho sentito qualcosa di profondamente giapponese.
Luce e ombra

Sato: In che modo questo sguardo ha influenzato il tuo rapporto con lo spazio?
Guidone: Studiando architettura, all’inizio ero concentrato sulle forme. Poi ho iniziato a percepire qualcos’altro. La luce. E soprattutto l’ombra.
In Europa, la luce serve a mostrare. Si illumina per rendere tutto chiaro, leggibile. In Giappone, invece, l’ombra non è una mancanza. È ciò che permette alle cose di apparire. Serve tempo. Le cose non si impongono. Emergono lentamente.
In Europa, l’oggetto viene verso di te.
In Giappone, rimane un passo indietro.
Non scompare. Ma non si offre subito. Questo produce profondità. Questo produce profondità.Non solo nello spazio, ma nello sguardo. L’ombra contiene tempo.E nel tempo, le cose cambiano.
Aggiungere e togliere

Sato: Nel tuo lavoro, il rapporto tra Europa e Giappone sembra molto presente. Come lo vivi?
Guidone: Non lo vivo come un contrasto netto. Non penso: da una parte l’Europa, dall’altra il Giappone. Per me è più interessante ciò che accade nel mezzo.
In Europa spesso si aggiunge. Si costruisce attraverso la presenza, l’intensità, la stratificazione.
Invece In Giappone, ho imparato il valore del togliere. Non come rinuncia, ma come modo per lasciare spazio.
Sato: Quindi non si tratta di scegliere una sensibilità rispetto all’altra.
Guidone: No. Si tratta di capire quale distanza serve a un oggetto. A volte una forma ha bisogno di presenza. A volte ha bisogno di trattenersi.
Il design, per me, nasce lì: nel trovare il punto esatto tra ciò che si mostra e ciò che rimane in silenzio.
Sato: Anche nel profumo senti questa tensione?
Guidone: Sì. In Occidente il profumo può dichiarare una presenza. In Giappone, spesso, resta più vicino all’aria, allo spazio.
Quello che mi interessa non è copiare questa discrezione, ma tradurla. Creare una presenza che non occupi lo spazio, ma lo modifichi leggermente.
È una questione di equilibrio. Tra intensità e sottrazione. Tra forma e atmosfera. Tra ciò che arriva subito e ciò che rimane dopo.
La bellezza che scompare

Sato: Nel tuo lavoro ritorna spesso il tema del tempo. Anche nel profumo?
Guidone: Sì. Mi interessa molto ciò che cambia, ciò che non resta. Penso spesso all’incenso, o ai fuochi d’artificio giapponesi. All’inizio c’è una presenza, una luce. Poi, lentamente, si spegne. È proprio quel momento che trovo più bello.
Sato: Non il momento più intenso.
Guidone: No. Quello che viene dopo. Se tutto restasse uguale, probabilmente smetteremmo di sentire. È la fine che permette alle cose di toccarci. Con l’incenso succede lo stesso. Il fumo sale, si dissolve, perde forma. A un certo punto, non rimane nulla.
Sato: Nulla visibile.
Guidone: Esatto. Eppure qualcosa cambia. L’aria è diversa. Anche il respiro.Non è qualcosa che si vede. Ma si sente.
Sato: Hai avuto modo di usare anche la collezione Lei Incense Collection?
Guidone: Sì. La uso mentre lavoro. Non attira l’attenzione. Non interrompe. Rimane nello spazio, in modo molto leggero. Ed è proprio questo che funziona. Non è un profumo che si impone. È qualcosa che accompagna.
Mi ricorda che alcune cose non hanno bisogno di imporsi.
Visita Lei
A Tokyo, Lei In Praise of Shadows si può vivere nello spazio: attraverso il profumo, la luce, i materiali e l’atmosfera silenziosa del flagship store.
La collezione può essere esplorata anche online.
Lei In Praise of Shadows Flagship Store
UEHARA TERRACE 1F, 1-30-12 UEHARA, Shibuya-ku, Tokyo, Japan
Website:https://lei-aroma.com/
Instagram:https://www.instagram.com/lei_aroma/
Denis Guidone
https://www.instagram.com/denisguidone/
